Un mio autoritratto? Avrei voluto avere i capelli della venere di Botticelli, il sorriso della Gioconda, gli occhi alla Picasso, il collo alla Modigliani, i colori di Matisse, il corpo scolpito da Canova e la grazia delle muse Preraffaellite; avrei voluto essere di una bellezza fredda e smaltata alla Otto Dix per giocare una partita a scacchi con Duchamp in un bar dalla grande vetrina come quelli di Hopper. Per il futuro mi piacerebbe rimanere impressa come un’icona pop di Warhol e volare nell’altrove come gli amanti di Chagall.
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martedì 27 agosto 2013

Eugenio Recuenco 31 Agosto - 16 Novembre 2013 presso CWC Gallery, Berlino.

L'estate sta finendo, molti stanno rientrando a lavoro dalle ferie, altri magari andranno in vacanza, tutto è in movimento, tutto continua, e la creatività e le mostre anche.


A questo proposito, l'arte, la nostra instancabile amica si manifesterà tramite l'estro dell'artista spagnolo Eugenio Recuenco, che avrà una personale alla CWC Gallery di Berlino dal 31 Agosto.

Ecco il mio articolo sul Wall Street International Magazine:
http://www.wsimagazine.com/it/diaries/agenda/art/eugenio-recuenco_20130827075408.html#.UhylW9I9OSo

Enjoy!
:)


AGENDA - Germany, Arti

Eugenio Recuenco

31 Agosto - 16 Novembre 2013 presso CWC Gallery, Berlino.

Eugenio Recuenco

“L’estetica è più alta dell’Etica; appartiene ad una sfera più spirituale.”
“Si dice che la Bellezza non è che superficiale; ciò può darsi; ma in ogni modo ella è assai meno superficiale del Pensiero.” - Oscar Wilde

Eugenio Recuenco, artista-fotografo di fama internazionale, dopo varie esposizioni in vari parti del globo, il prossimo 31 Agosto fino al 16 Novembre avrà una personale alla CWC gallery di Berlino.
Il fotografo di Madrid ci illustra frequentemente mediante i suoi scatti quanto sia possibile tramite l’uso del mezzo fotografico dare vita al sogno. Perché di sogni noir, fatati, glamour si tratta nelle misé en scene di Recuenco. Impeccabile, di una bellezza lucida, patinata, smaltata i personaggi protagonisti. Di una freddezza ferrea e nobile, alata, alta, fiera, una bellezza dirompente e barocca di dettagli mai lasciati al caso, tutto è studiato, tutto sembra essere un set cinematografico.
In che film mi troverò alla prossima immagine? Quanto la vita può essere artificio? Quanto la vita può rassomigliare all’idea fantasy che uno ne ha? Quanto la vita può mescolarsi alla fiaba?
Gli scatti di Recuenco sono sempre posti sotto un riflettore di scultorea bellezza, sembra sempre di attraversare set di film, una passeggiata tra pellicole di registi famelici di favole. Tim Burton sembra dietro l’angolo.
Dal gusto decisamente pittorico, l’artista ci propone veri e propri tableaux-vivants, la finzione immaginaria sembra toccare la cima più alta dell’Olimpo.
Paradossi, scene grottesche, trucchi circensi, da mimi sperduti, da pierrot solitari, un frullato di surrealtà zeppe, ipertrofiche, avvolgenti, perturbanti, stillati di non-sense. Modelli e modelle dai lineamenti spigolosi, sguardi gelidi e congelanti, profondi, che scavano la pellicola fotosensibile, sembrano non appartenere alla norma, la rifiutano, sono sofisti, detengono la bellezza e la perfezione in uno scrigno fotografico.
Quanto il sogno assomiglia all’arte? O quanto l’arte assomiglia al sogno? Il confine di seta è labile e delicato. Adorabile a tal proposito è la serie di scatti dove delle modelle vengono poste in stretta relazione con alcuni quadri di Picasso, nei quali le figure muliebri si auto-generano con tratti geometrici. Una reinterpretazione ben riuscita dell’arte picassiana in chiave prettamente fashion. La moda si specchia nell’arte in un continuum dialogo narcisistico. Recuenco, un fotografo che è cappellaio matto nel mondo di Alice, e Alice sono tutti i suoi personaggi, assurdi, barocchi, esoticamente noir, fumosamente fantastici.
Nature morte sensuali, dai nudi scarificali, e pallidi, tutto sembra una tortuosa posa, una dirompente messa in scena, una grido soffocato alla bellezza, una decapitazione all’impossibile, perché la perfezione nell’attimo fotografico è realmente possibile.
In alcuni scatti di moda, Recuenco sembra mescolare al meglio i mondi fiabeschi e ricamati di McQueen, le perfezioni di Avedon o Demarchelier, le assurdità di Thom Browne e Les Krims.
E poi cappuccetto rosso, Biancaneve, dame settecentesche, le fiabe ritrovano una dimensione estetica ghiacciata, sospesa in un altrove non datato, che non ha memoria, né domani. Intensa la Bella e la Bestia, dove a un grande quadro raffigurante una storpiante bruttezza maschile viene contrapposta una filante bellezza di donna, morbida e sottile, adagiata come una Venere su un divanetto azzurro-oro, presenziano arazzi e pieghe di vesti, che sono onde di oceani nordici e sognanti.
Un’estrema ricerca di bellezza elisabettiana in alcuni ritratti fotografici, dove le modelle rappresentano l’idea di caducità cristallina, sono cristalli caduchi, ragnatele che catturano lo sguardo, fragili dall’enorme mole di bello scagliato.
Teatri di assurda e assordante bellezza.
Plasticità convulsa, talmente smaltata da ricordare la nevosa a-sonorità dei film muti anni trenta negli scatti rappresentanti un uomo-carillon sbirciante da una serratura, perché i mondi di Recuenco sono veramente piccoli carillon, piccoli scenari, fabbriche perpetue di sogni dove la moda atterra soave, e noi tutti siamo piccoli voyeur, piccoli lillipuziani in cerca di isole incontaminate, isole che alla maniera di Wilde sono naufraghe imbevute di un estetismo stremante e corale.
Trionfanti come la quinta di Beethoven, un esercito di Dorian, un esercito napoleonico di opere d’arte i personaggi di Recuenco, sinfonie conquistatrici di bellezza d’haute couture.
Testo di Federica Fiumelli

Cwc Gallery
Auguststrasse 11–13
Berlin–Mitte 10117 Germania
Tel. +49 30 24048614
info@camerawork.de
camerawork.de
Orari di apertura
Martedì - Sabato
Dalle 11.00 alle 19.00
Pubblicato: Martedì, 27 Agosto 2013
Autore: Federica Fiumelli



















venerdì 19 luglio 2013

Guim Tió. La soledad de los números primos.

Ecco un articolo dedicato ad un artista spagnolo di Barcellona che ho adorato dal primo momento.

Versione spagnola e italiana sul Wall Street International Magazine.

http://www.wsimagazine.com/es/diaries/report/arte/guim-tio_20130705100556.html#.UelKOdI9OSp

http://www.wsimagazine.com/it/diaries/report/arte/guim-tio_20130712093630.html#.UelKw9I9OSo



Enjoy!


:)



REPORT - Spain, Arte

Guim Tió

La soledad de los números primos.

Guim Tió
Mine Guim
14.963 likes en Facebook; un nombre: Tio Zarraluki, un lugar: España, exactamente Barcelona. Todo ocurrió por casualidad, navegando en la red, en la que una tarde, encontré los trabajos de este joven artista español, los cuales me fascinaron inmediatamente. ¡ Justfallinlove!
Una colección de retratos, femeninos y masculinos, rostros andróginos, cuellos largos inclinados hacia nosotros, que recuerdan vagamente las larguras de Modigliani: miradas que asombran y alucinan. Los retratos de Guim son alteraciones de fotografías de moda, de publicidades que invaden las revistas de la misma categoría, como Vogue. Guim, con gran habilidad transformadora, vuelca la realidad como si fuera un idílico sofista, la falsifica como un maquillador con estilo y le da otra dimensión, tan distinta al habitual sistema de la moda. La belleza propuesta por Guim es pintoresca, reelaborada con pasteles, delimita los rostros de pastel, los hace sobresalir desde la nada, no importa si son blancos, negros o grises. Parecen marionetas con narices rojas o amarillas, una representación de la moda bufo y original, una cajita musical con ojos grandes, englobantes, como discos de vinilos que suenan melodías indie o rock. Son sueños extraños, perturbantes, se nos pegan como cola, son exuberantes y emanan frecuencias únicas.
Guim hace resaltar los ojos, las narices y las bocas, a veces introduce formas geométricas como los triángulos, borra otras miradas o mantiene bocas a medio sonreír, gloriosas y carnosas. Recuerda vagamente las geometrías del Bauhaus, pero un poco más sucias, más difuminadas, imprecisas, humosas. Las mujeres de Guim son humos evanescentes, pastelosos y colorados, ligeros y solitarios. El ojo se convierte en el centro del mundo, se proyecta hacia el infinito, es perfección, periodicidad, obsesión, profundidad, vacío, límite. Sus seres son turbados, inciertos, mutantes, de una nueva especie, los habitantes de Guim Tió.
Intentan seducir. Mei, Freda, Sacra, Icar son payasos de un mundo perdido, con pómulos amarillos, disquetes indiscretos, identificables por un enrojecimiento anómalo. Son payasos tristes en un mundo de comicidad congelada. Es como si Guim marcara, con sus huellas de pastel, el perfil que cada uno, o a su manera, la idiosincrasia de su alma. Las peculiaridades de la nariz suelen exaltarse, los ojos se convierten en abismos que engloban el naufragio de los impecables sistemas de la moda. Guim da color a las sombras de la moda.
Doma y Martin: hombres anónimos que encarnan un eterno estado de sueño, de transe, con un subconsciente de pastel, pesadillas y sueños, atraviesan las miradas, se convierten en protagonistas de un teatro absurdo, de un existencialismo blando y listo para cortar, ligero y al mismo tiempo cargado como si fueran nubes oscuras, una gota o una lágrima que pudiera limpiar de las caras el dolor de la memoria, el maquillaje de pastel que pone en escena las máscaras de la comedia. Doma, con pómulos rojos, bigotes y ojos compuestos por circulillos blancos y marrones, parece un equilibrista, un funámbulo perdido en el espacio, confundido en sus recuerdos, en una psicosis transcendental que se refleja en un equilibrio roto.
El artista español también ha conquistado una ciudad como Taipei, gracias sobre todo a la reciente exposición The Dark Side of The Moon: lo que Guim regala a sus huéspedes es el lado obscuro de la luciente luna.
En lo que se refiere a Tian, sólo puedo decir que es uno de mis favoritos. Se queda envuelto en un aura blanquecina, que emerge de un homogéneo y humoso gris smog, ojos cerúleos, nariz piramidal y faraónica, como Pitágoras y una sonrisa enigmática, fascinante, divertida, irónica, con un pellizco de sensualidad, pero siempre pastelosa, una nueva Sonrisa de Mona Lisa. Los personajes de Guim son solitarios, unívocos, dibujan sobre un espejo de agua la soledad de los números primos, divisibles solamente por uno y por sí mismos.
Fotos:
1. Sacra Guim
2. Ito Guim
3. Doma Guim
4. Doma Guim
5. Delargo Guim
6. Icar Guim
Publicado: Viernes, 5 Julio 2013
Autor: Federica Fiumelli

Guim TióGuim TióGuim Tió

Guim Tiò

Come clown di un mondo perduto.

Mei Guim
14.963 like su Facebook, un nome, Guim Tiò Zarraluki, un luogo, la Spagna, specificamente Barcellona. 
È curiosando sul web, per caso, che un pomeriggio sono inciampata nei lavori di questo giovane artista spagnolo che mi hanno decisamente incantata. #justfallinlove! Una serie di ritratti, femminili e maschili, visi androgini, colli lunghi affacciati verso di noi, che ricordano vagamente le lunghezze alla Modigliani, e poi sguardi che incatenano, allucinati. I ritratti di Guim sono alterazioni delle fotografie di moda, delle pubblicità che invadono le riviste come Vogue, Guim, da abile trasformatore, ribalta la realtà da sognante sofista, la ritrucca da stiloso make-up artist, dona un'altra dimensione, altri occhi al consueto fashion system.

La bellezza proposta da Guim è colorata, rielaborata con pastelli a olio, delimita i volti pastosamente, li fa emergere dal nulla, da bianchi, neri o grigi. Sono marionette dai nasi rossi o gialli, un teatro di moda buffo e originale, un carillon di occhi grandi, inglobanti, come dischi e vinili suonano musiche indie o rock, sono suoni strani, perturbanti, fissano come colla, appiccicano esuberanti, emanano strane frequenze. Guim risalta occhi nasi e bocche, a volte inserisce solidi geometrici come i triangoli, cancella sguardi, mantiene bocche e semi-sorrisi gloriosi e carnosi. Ricordano vagamente le geometrie del Bauhaus, ma più sporche, più sfumate, più imprecise, più fumose. Le donne di Guim sono fumi evanescenti, pastellosi e colorati, leggeri e solitari.

E l’occhio diventa centro del mondo, diventa infinito, è perfezione, ciclicità, centrifuga, ossessione, profondità, vuoto, confine. Sono esseri turbati, incerti, mutanti, una nuova specie, il popolo di Guim Tiò. Cercano di sedurre, Mei, Freda, Sacra, Icar, sono clown di un mondo perduto, con pomelli gialli, dischetti indiscreti di un rossore anomalo, sono pagliacci tristi in un mondo di comicità surgelata. È come se con il suo tratto a pastello, Guim tracciasse il profilo che ognuno a modo proprio ha della sua anima, le particolarità del naso vengono spesso messe in risalto, gli occhi diventano abissi che accolgono il naufragio del perfect fashion system. Guim dona colora alle ombre della moda.

Doma e Martin, uomini che sono anonimi ma incarnanti un eterno stato di sonno, di trans; il subconscio è il pastello, incubi e sogni attraversano gli sguardi, e i soggetti diventano protagonisti di un teatro dell’assurdo. Un esistenzialismo soffice, da ritagliare, leggero, ma carico come una nuvola di pioggia, una goccia, una lacrima potrebbe lavare via dalla facce il dolore della memoria, il trucco pastelloso inscena maschere da commedia. Doma, con baffi, pomelli rossi e occhi composti da cerchietti bianchi e marroni, sembra un equilibrista, un funambolo perso tra lo spazio confuso dei suoi ricordi, in una psicosi trascendentale che si riversa in un equilibrio spezzato.

L’artista spagnolo ha conquistato anche Taipei con la recente mostra The dark side of the moon, ed è proprio il lato più sinistro della lucente luna che Guim regala ai suoi personaggi. E Tian rimane uno dei miei preferiti, se ne sta lì avvolto da un aura biancastra, emergente da un uniforme grigio da fumoso smog, occhi cerulei, un naso piramidale, faraonico, alla Pitagora, e un sorriso enigmatico, affascinante, divertito, ironico, con una punta di sensualità, pur sempre pastellosa, un nuovo Monnalisa Smile. I personaggi di Guim sono solitari, unici, disegnano su uno specchio d’acqua la solitudine dei numeri primi, divisibili soltanto per uno e per sé stessi.
Guim TióGuim TióGuim Tió