Un mio autoritratto? Avrei voluto avere i capelli della venere di Botticelli, il sorriso della Gioconda, gli occhi alla Picasso, il collo alla Modigliani, i colori di Matisse, il corpo scolpito da Canova e la grazia delle muse Preraffaellite; avrei voluto essere di una bellezza fredda e smaltata alla Otto Dix per giocare una partita a scacchi con Duchamp in un bar dalla grande vetrina come quelli di Hopper. Per il futuro mi piacerebbe rimanere impressa come un’icona pop di Warhol e volare nell’altrove come gli amanti di Chagall.

mercoledì 8 febbraio 2012

HOMELESS FACES

Impossibile non rimanere colpiti dai ritratti di Lee Jeffries,
fotografo emergente che ha spopolato tra i social grazie al suo account su flickr.
I "senza tetto" diventano i soggetti ricorrenti delle sue fotografie scattate in giro per il mondo.
Sguardi cupi, densi che raccontano intere storie.
Ritratti rigorosamente in bianco e nero per esaltare i segni del tempo.
Cosa ci impressiona più d'ogni altro, i loro visi inquietanti,le rughe marcate o la consapevolezza che esista davvero una realtà di poveri così rappresentata?











<<Per me la fotografia è realismo – spiega Jeffries – devi essere consapevole di quello che ti sta succedendo intorno,  in modo da essere pronto a raccogliere il sottile e non solo l'ovvio>>.




                                                                                                             post by: MARICA

martedì 7 febbraio 2012

Erik Johansson e i miracoli di photoshop


Erik Johansson è un fotografo svedese definito photoshop artist, vista la sua bravura nel manipolare foto.

Le sue opere sono irreali, bizzarre; gli oggetti prendono vita, mentre l'uomo diventa una pianta, un oggetto o una montagna. 


Guardando le sue foto, non dobbiamo solo soffermarci alla genialità e alla stranezza, ma dobbiamo guardare più a fondo, perchè le sue opere sono allusive e piene di significati.
Prendiamo come esempio questa foto:
 Un donna si avvicina ad una finestra, come se volesse entrarci. Il paesaggio che si cela dietro ai vetri è cubo, triste e desolato. La donna apre appena la finestra e si prepara ad affrontare la solitudine; è incerta.. vorse non vuole allontanarsi dalla serenità della stanza che sta per lasciare?
Se invece stesse per chiudere quella finestra?

Erik Johansson ci lascia immaginare..ci lascia sognare sul significato delle sue foto.. non è forse questo il lavoro di un artista?

Giulia Ballotti
 P.s. Qui http://alltelleringet.com/portfolio/ potete trovare tutte le sue foto..

lunedì 6 febbraio 2012

Cos'è per me l'arte?

Nell'immaginario collettivo, la parola ARTE viene collegata alla pittura o alla scultura..
Per me l'arte è anche.. FOTOGRAFIA!

Così come un pittore esprime se stesso attraverso pennelli e tempere, il fotografo mostra la sua visione del mondo tramite obiettivi e rullini.

Secondo Neil Leifer, un fotografo statunitense,  "la fotografia non mostra la realtà, mostra l'idea che se ne ha.." ..   Penso che non ci sia frase più vera di questa! Il fotografo infatti, vede la vita con occhi diversi.. riesce a rendere qualsiasi cosa un soggetto fotografabile..il fotografo guarda, quando le altre persone vedono e basta.



" Perchè una volta che avete cominciato, non c'è nessuna ragione che vi fermiate
Il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata, è brevissimo.  Basta che cominciate a dire di qualcosa: “Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!” e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia. " Italo Calvino




post by: GIULIA BALLOTTI

Che faccia da Q..UADRO!

Ebbene recentemente ha catturato la mia attenzione il nome di questo artista (giovanissimo) ANDY ALCALA
Esistono svariati modi per dimostrare la passione che ciascuno ha per le proprie opere d'arte preferite.
Andy ha ben pensato di usare probabilmente la prima vera tela che madre natura ci ha donato (basta pensare a quando capita di truccarsi) e cioè il volto.
Et voilà, un momento sono un quadro di Pollock, o di Rothko, o di Van Gogh, o un barattolo Campbell's di Warhol, o un graffito di Banksy.
Giuro avrei voluto pensarci io per prima a fare ciò, ma è proprio questo per cui gli artisti si differenziano, in qualche modo, ci arrivano prima.













Chissà come avrebbe interpretato l'Origine du monde di Courbet? 
Mi concedo il beneficio del dubbio.






                                                          post by: FEDERICA FIUMELLI

'Photography in abundance'



Una valanga di fotografie sparse caoticamente sul pavimento del Foam di Amsterdam è una
delle ultime installazioni
'Photography in abundance'
del geniale artista Erik Kessels.
Ha conquistato tutta la mia ammirazione per aver sollevato un problema importante legato al futuro a alla nuova dimensione della fotografia nell'era tecnologica.
La modalità con la quale è riuscito ad esprimere il suo disappunto nei confronti del fenomeno
incontrollato della condivisione sul web è sorprendente.

Anche se penso sia necessario chiarire  che non si tratta di un accanimento nei confronti delle nuove tecnologie digitali, che consentono di produrre e pubblicare quantità illimitate di immagini, ma piuttosto bisognerebbe imporre un principio di selezione.
Sono particolarmente sensibile a questa tematica poichè sono la prima a provare un senso di "dispiacere" alla vista di foto inutili, che esistono solo per far numero, per aggiungersi semplicemente al mucchio, sminuendo cosi, il valore della fotografia.
Com'è possibile stimolare l'apprezzamento quando siamo circondati da una discarica di immagini?
Per ovviare a questo serio problema sarebbe opportuno che il cambiamento partisse dai singoli individui attraverso un'opera di auto-censura di materiale in eccesso per garantire la tolleranza della comunità e soprattutto la salvezza della qualità.


                                                                                                                   post by: MARICA

domenica 5 febbraio 2012

Il chador come allegoria

Ultimamente mi hanno colpito gli scatti della famosa fotografa iraniana Shadi Ghadirian.
La questione del burqa e dello chador, la questione del velo o non velo, delle donne in Iran è stata ampiamente discussa, e non tocca a me delucidare la situazione in quanto credo sia trattata meglio altrove.
Io rispetto le altre tradizioni culturali, è nella mia totale libertà però poter condividere o meno tali tradizioni. 
Credo solo fermamente che la forza di queste donne sia esemplare.
L'artista iraniana nelle proprie foto evidenzia le contraddizioni del moderno Iran (e quale stato non ne ha purtroppo) che pur rincorrendo uno sviluppo a livello mondiale, non si fa completo carico delle arretratezze sociali ancora palesi.











Le foto della serie Like Everyday illustrano ironicamente chador floreali (celanti ipotetiche donne?) dove al posto dei volti femminili troviamo oggetti dall'uso ordinario domestico come ferri da stiro, scope, pentole, tazze, guanti.
Il tutto indica allegoricamente che alla modernizzazione tecnologica dovrebbe corrispondere di pari passo una maggiore definizione del ruolo sociale della donna.
Questi scatti sono, secondo me, un brillante esempio di come l'arte, in questo caso la fotografia, possa con estrema sintesi visiva (ogni scatto ha come soggetto un semplice chador ed un utensile), scaturire interessanti riflessioni riguardo a temi così delicati e soprattutto importanti.





Che il chador celi un segreto d'amore?
Il video "L'origine del chador" tratto dalla leggenda.






                                                              post by: FEDERICA FIUMELLI             





Che cos'è l'arte?

Il mio primo contributo va ad un'opera- manifesto che ha rivoluzionato il concetto di arte tradizionalmente intesa per esaltare invece il primato della concettualità sullo strumento fotografico.


Il fotomontaggio raffigurante Duchamp nelle vesti di Rrose Sélavy, una misteriosa e affascinante avventuriera è il risultato
di una sperimentazione di identità diverse,della realizzazione delle piu intime fantasie attraverso il supporto fondamentale della fotografia.
Ma è anche molto altro.
Lo stesso nome/pseudonimo che dà il titolo all'opera si rifà a duplici significati: "Eros est la vie" (l'eros è la vita), ma anche "Rrose est la vie" (rosa è la vita).
Rrose sembra innescare un gioco di interpretazione, ma anche un profondo senso di gioia di vivere e di vagare liberamente col pensiero.
Indispensabili per la sua ricerca sono 

una buona dose di umorismo, ironia ed erotismo che scaturisce dalla continua novità.
Questa è la lettura che piu si avvicina alla mia visione di arte.
In fin dei conti in ognuno di noi si nasconde una Rrose che alimenta le nostre illusioni.





                                                                                      post by: MARICA

sabato 4 febbraio 2012

Morire in un orgasmo

Se avesse ragione l'amato Allen quando dice che sarebbe più che straordinaria,
Una vita al contrario?
Andiamo, sarebbe estremamente eccitante morire in un orgasmo!
Personalmente lo trovo più che giusto, l'ultimo spasmo di vita dovrebbe essere più che godibile, no?


E allora mi assoporo, le foto di Irina Werning. Scatti dal titolo Back to the future.













Questi scatti, mi fanno pensare alla fotografia come filtro del tempo, come uno specchio temporalmente trascendente. E' come se ci mostrassero il nostro stato invisibile perpetuo. Mi fanno ricordare il fanciullino pascoliano che celiamo all'interno, ma spero vivamente che sia presente sempre in tutti noi.


"E' dentro di noi un fanciullino che non solo ha brividi...ma lagrime ancora e tripudi suoi."

"La vita al contrario" di Allen letta dalla Littizzetto


Come dimenticare poi "Il curioso caso di Benjamin Button" celebre racconto di Scott Fitzgerald da cui è stato tratto anche un film?



E come viene citato anche nel film :
"Prima o poi tutti finiamo con il pannolone".


                                                                                            post by: FEDERICA FIUMELLI

L'arte illegale?

Se si pensa a una città sommersa da graffiti qual'e' il risultato? una città sporca? volgare? inguardabbile? 
Per me no. Per me i graffiti fatti bene sono arte.








GRAFFITI non vuole dire strisce di colore su un muro, quelli sono tentativi fatti da gente che non li sa fare e inoltre rovinano la città.






Ma che ne pensate se questo tipo di lavoro fosse permesso a quelle persone che lo sanno fare, 
e non si dovrebbe più andare a estremi per riuscire ad avere il permesso per farli. 
E' stato un pensiero mio, fatene uno anche voi.      

un'artista che si e' dedicato ultimamente all'arte del graffiti si chiama Banksy.






semplicità, gusto, inspirazione, e un messaggio da trasmettere.



                                           Questo e' quello che penso io: GENIALE. 

PoST By ROCcO SANTIAGo

venerdì 3 febbraio 2012

La pesantezza della leggerezza.

Oggi il mio sguardo si è posato su delle foto di Adeline Mai.



Dopo queste immagini mi sono apparse queste parole di Kundera.

"Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d'amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell'uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l'immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. Al contrario, l'assenza assoluta di un fardello fa si che l'uomo diventi più leggero dell'aria, prenda il volo verso l'alto, si allontani dalla terra, dall'essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza?"

Mi ritorna anche alla mente un concetto che per me restò affascinante alcuni anni fa circa l'evanescenza del corpo umano.

Un corpo senza peso dunque.


E anche l'incontro tra due amanti si fa senza peso. In uno spazio appiattito e dorato, pieno di grazia, irraggiungibile? Klimt.


























                                                                   post by FEDERICA FIUMELLI